Io cerco moglie! Romanzo · Alfredo Panzini

Chapter 6: - L'arciero del Cinquecento

"E anche il matrimonio di Ginetto Sconer non si fara a quel che pare." Torno a casa e trovo nel salotto Maioli. Costui e un uomo straordinario. Lo conosco da quando io facevo la piazza di P***. Lui dice che era ufficiale di cavalleria al tempo della battaglia di Custoza, ma e rimasto sempre uguale; magrolino, a passettini svelti svelti, zazzera bianca, cravattina bianca, fiorellino all'occhiello. Il suo volto e fresco e roseo come quello di un bambino. Dopo che ha parlato, fa sempre un risolino di felicita. Non lo fa certo per mostrare i denti perche e una dentiera: deve essere una misura igienica, ridere. Quando una cosa gli piace, compone le labbra a ventosa, e succhia. Quando, invece, una cosa non gli piace, fa il contrario, buffa; e quando poi si commuove, piange: e anche queste devono essere misure igieniche.

"Lei, mi insegna -- gli ho detto piu volte -- come ha fatto a conservarsi cosi bene dal tempo della battaglia di Custoza, ed io la metto nelle mie reclames come esempio vivente dell'efficacia della mia vitalina, piu le regalo dieci mila lire."

Anche pei vestiti deve avere un segreto: ogni tanto lo vedo ricomparire con certi abitini che ho conosciuti tanti anni fa. "Lei e sempre elegante" gli ho detto. -- "E la figura elegante -- mi ha risposto -- e poi e la contessa mia moglie".

Quando nomina la contessa sua moglie, si commuove sempre.

Dove vive? Vive in provincia nella citta di P con la contessa sua moglie; "che e un tesoro per la casa"; i suoi canarini, che sono cosi intelligenti; i suoi fiori, che sono cosi belli; e le sue anticaglie, fra cui deve essere la contessa sua moglie. Giacche Maioli si intende di vecchi quadri, di vecchie stoffe, di vecchi cocci; e siccome a P c'e tutto uno stock di famiglie nobili in liquidazione, cosi qualche affare lo rimedia.

Quando non e a P, e ospite "nel castello del suo buon amico il conte A; o nella villa dell'altro suo buon amico, il marchese B***". Deve essere un ospite piacevole, perche sa fare in fine dei pranzi le strofette all'antica, come la vispa Teresa; possiede una dozzina di vecchi bons mots; ricorda la cronaca galante del tempo che fu.

E venuto da me per sentire se gli cedo un certo automobile, che mi dara in cambio un quadro del Pinturicchio. "Cosi nobilitate -- dice lui -- questo vostro appartamento". Ringrazio, ma non accetto.

-- E che voi ignorate il Pinturicchio.

-- Sara benissimo, ma non vendo.

-- Gia, quando uno ha un appartamento cosi, non puo apprezzare il Pinturicchio.

-- Perche? Cosa c'e nel mio appartamento? c'e forse cattivo odore?

Vedo che raggrinza il naso come sentisse cattivo odore.

-- Ma, mio buon amico, levate intanto dalla porta quel tappeto con su scritto: "prego pulire le scarpe". Si, e bello: scale di marmo, parquets, termosifone, ma ci manca quel non so che, quel non so che.... Scommetto che ve lo ha messo in ordine un mobiliere questo appartamento.

-- Macche "manca quel non so che!" C'e tutto.

-- Si, ma troppa roba fresca, troppo oro, troppo stucco. L'occhio non riposa. I sopramobili, scusate, mio buon amico, sono da fiera di beneficenza. L'avete scelto voi questo appartamento?

-- E mio!

-- Caspita! L'avete fabbricata voi questa palazzina?

-- E stata una favorevole combinazione. Era prima dei conti Tornamali, e adesso e mia proprieta.

Sbuffa.

-- Cosa c'e da sbuffare, caro conte?

(Io lo chiamo cosi in omaggio alla contessa sua moglie: cio a lui fa piacere e a me non fa danno).

-- E che le vecchie case se ne vanno....

-- E vengon su le nuove -- dico io.

-- E anche il giardino e vostro?

-- Si intende.

-- Gia, cosi e. Voi potreste esser capace di mettere qui un cameriere in istile, invitare ad un garden-party, parlare anche di arte, fare anche della beneficenza....

-- Non ci trovo niente di straordinario.

Guarda attorno, guarda me, e poi dice:

-- Sta il fatto che voi, mio buon amico, potreste formare la felicita di molte signorine per bene.

(E quello che dicono tutti. Cio mi piace, e lo prego di rimanere a colazione).

-- Ma perche, mio buon amico -- mi domanda -- non prendete moglie?

-- E quello appunto che sto cercando, ma non trovo. -- E gli racconto in succinto le mie peripezie.

-- Ma naturale, -- esclama lui -- naturale, mio buon amico! Voi cercate la moglie nella vostra classe di gente quattrinaia. Non la potete trovare: troverete roba da capriccio: satin, cotone mercerizzato: non una vera moglie.

-- Lei ha crepe de Chine da offrirmi?

-- Macche crepe de Chine! Broccato a gigli d'oro! di quelle stoffe antiche ancien regime, che dopo due secoli sono ancora fresche, belle, che sembrano fatte ieri....

-- Scusi, caro conte, lei mi vuol dare una moglie ancien regime di parecchi secoli?

Scuote la zazzera compassionevolmente e dice:

-- Voi, perdonate, mio buon amico, ma non capite. Voi non potete capire che cos'e l'ancien regime. Io avrei da offrirvi -- offrirvi, badate bene, perche non vi garantisco se lei accettera -- la vera eroina, la donna misteriosa e superba che nobiliterebbe questo vostro appartamento, e anche, permettete, la vostra persona.

-- Ancien regime di che eta? -- domando io.

-- Non diciamo sciocchezze: la piu bella donna del mondo.

-- Mi dispiace, -- rispondo -- ma il posto della piu bella donna del mondo e gia occupato: fraeulein Violetta. Esiste un plebiscito.

E do alcune spiegazioni intorno all'incomparabile fraeulein Violetta.

-- Puah! -- esclama Maioli, e fa con la manina certi gesti, come mandasse via uno sciame di mosche. -- Sono le vostre degne beccamorte: prima vi spoglieranno e poi balleranno il can-can rivoluzionario su la vostra pietra tombale.

Se lo sentisse Lionello e gli altri poeti a parlare cosi di fraeulein Violetta! -- Ma, dicevo: questa signorina, che lei mi propone, e Vestale anche lei come fraeulein Violetta?

-- Basta, basta! Quando si scherza su certe cose sacre, io non parlo piu. Da farne?

-- Come s'e fatto cattivo! Ma parliamone, anzi. Sara, m'imagino, ma non importa, senza un quattrino come tutti i nobili del vostro paese.

-- Volete far l'affare anche col matrimonio? Danaro e danaro, voi volete. Brillanti e brillanti! Solo un soffitto del palazzo di donna Ghiselda vale come tutta questa vostra chincaglieria. Bramante autentico. E non vi dico altro.

Per far pace con Maioli, do ordine di portare una bottiglia di champagne. -- Dunque dicevamo: stato decente di conservazione matrimoniale. E sarebbe capace di fare un erede?

-- Due, se ne volete.

-- E adesso diciamo un'altra cosa: e grassa o e magra? alta o bassa? bruna o bionda?

-- Sono cose -- dice Maioli -- che bisogna vedere; non si possono descrivere. Vi diro una cosa sola: come questo champagne. Che cosa e questo vostro eccellente champagne? Raggio di sole imprigionato. Ma il turacciolo balza, ed ecco il sole. Povera, cara fanciulla!

Maioli teneva davanti agli occhi la coppa dello champagne; e due lagrime gli cadevano giu per le belle guancine.

-- Si calmi, conte. Mi dica almeno se e sana.

-- Sana? Come un arciero giovanetto del Cinquecento.

-- E non e pericolosa?

Maioli fa gli occhietti feroci: -- Vi compatisco perche voi non avete mai veduto donna Ghiselda.

-- Il nome mi piace. Sara per lo meno duchessa -- dico, perche Maioli non avvicina che gente titolata.

-- Contessa -- dice con solennita.

Domando dove si puo vedere questo champagne, quest'arciero del Cinquecento, questa contessa.

-- Non pretenderete mica che ve la porti qui! Se voi una domenica, verso mezzogiorno, capitate a P***, alla pasticceria della Maddalena, sul corso, ve la posso presentare. Io verso quell'ora prendo il mio vermut, e donna Ghiselda vi capita dopo l'ultima messa a fare qualche acquisto di dolci.

-- Va a messa questa contessina?

-- Ma certamente! Tutti noi, nobili, andiamo a messa; se non altro per protestare dignitosamente contro la canaglia che non ha piu religione. E poi, scusate: senza una religione che matrimonio pretendete di fare?