Damiano: Storia di una povera famiglia · Giulio Carcano

Chapter 15: Capitolo 15

Nel mondo fu veduto per secoli combattere il forte contro il debole; ora è cominciata la guerra del ricco e del povero, la quale potrà durare quanto il mondo stesso. La continua vicenda delle cose traveste, non muta, le umane passioni; ma riguardando il lor mesto spettacolo, ed è questa una delle più care consolazioni de' buoni, contempliamo con maggiore affetto la bontà che la grandezza. E chi non sa ch'è più facile conservar l'innocenza nella povertà della vita che la giustizia nella grandigia e nel fasto? La ricchezza, benchè onorata, invidiata dagli uomini, bisogna dire abbia in sè medesima un germe di sazietà e di corruzione; perchè, veramente, il ricco pare, ma di rado è felice. Certo che la virtù e la contentezza ponno essere quaggiù compagne dell'uom fortunato e grande, come di chi vive contento del poco; anzi, non v'ha, direi quasi, cosa più celeste della vera virtù nella grandezza: chi sparge il beneficio e l'esempio della bontà sulla terra, sarà sempre benedetto e amato. Ci sono molti che comprendono la parola recata da Colui, il quale disse gli uomini eguali e fratelli: ma pur troppo noi veggiamo tuttora quanto sia facile così d'abusare d'ogni più santa verità, come di creder lecito e giusto ciò ch'è soltanto conseguenza del pregiudizio umano e di quel misto di vero e di falso che forma quasi tutte le leggi del mondo.

Se nell'umile storia ch'io vo tessendo, voi vedete l'uom povero ed onesto a fronte del ricco vizioso e potente, non dite ch'io rinneghi per questo la virtù di chi siede in alto, o getti la maledizione sul capo di coloro che il mondo chiama felici. Il bene è la parte di tutti, e la virtù sulla terra è come l'aria pura che si respira più vicino al cielo. Ma fu veduto più d'una volta versarsi per beneficio il danaro di Giuda; e la stessa pietà disseccata dal fiato sottile dell'egoismo e della ipocrisia, far più tristi que' mali ch'essa pretendeva di sanare. Io non presumo di dipingere la società del mio tempo; scrivo la storia di povera e buona gente.

Alla porta d'un vecchio palazzo, situato in una parte solitaria di Milano, fermossi un dì, sull'ora del dopopranzo, una carrozza d'antica data, dalla quale, fatte tra loro non poche cerimonie, furono vedute scendere due persone, che dovevano essere, come suol dirsi, due pesci grossi, fattone giudizio dall'ampio cappello a triangolo equilatero e dalla cappa dell'uno, come dalla incipriata zazzera o dal pettoruto portamento dell'altro. Attraversato, il deserto cortile, salirono per uno scalone trionfale, adorno di statue polverose e monche, rappresentanti gli Dei dell'Olimpo, alle spaziose anticamere; l'unico servo, che vi dormicchiava da quattr'ore, si levò su dalla cassapanca, spaventato dal loro comparire; ma appena li ebbe riconosciuti, corse innanzi a spalancar le porte degl'interni appartamenti; e, annunziatili, mise dentro al segreto gabinetto della nobilissima sua padrona il consigliere Zebedia e il padre Apollinare.

La contessa Cunegonda, sorella dell'Illustrissimo, quella dama potente ch'egli stesso, se vi ricorda, teneva quasi in conto d'un ministro di stato, mosse dignitosamente verso i due venuti e con un gesto quasi regale invitolli a sedere. E i due, fatta di nuovo qualche cerimonia e qualche riverenza, obbedirono.

--Io vi aspettava, signori miei, cominciò la contessa: voi ben sapete quanto mi stia a cuore la buona e santa opera nella quale voi mi date mano. Se c'è molti ostacoli, c'è molto merito a vincerli; e....

--La signora contessa è donna incomparabile, si fece a dire il padre; la sua alta ed esemplar religione, i suoi sentimenti cristiani, le sue ricchezze consacrate al trionfo della buona morale, le sue grandi aderenze....

--Eh! padre, la dama l'interruppe; siamo ancora ben addietro; bisogna battere e ribattere; gli inciampi crescono ogni dì, e i frutti son pochi.

--Qualche cosa però s'è fatto, qualche cosa s'è guadagnato: disse, con sussiego, il consigliere.

--Sì, sì! ma ci vuol altro: con un po' di stizza repressa, aggiunse il padre.

--Vedete, per esempio, o signori, quel degnissimo mio signor fratello! ripigliò la dama. Non ci fu modo di persuaderlo ad assumere la carica che si voleva dargli; ho tentato parecchie volte; fu come parlare a un sordo.

--Peccato, considerò il padre: peccato veramente! il suo nome ci voleva.

--Per me, vi confesso, tornò a dire la dama, che sebbene io abbia fatti, in obbedienza a' vostri savii consigli, presso di lui que' passi che credeste necessarii, pure non era niente persuasa della sua buona e coscienziosa cooperazione. Lasciate ch'io lo dica senza riguardi: mio fratello è un buon uomo; ma non è fatto per noi. Egli ha certe idee, certi principii..... per dir la verità, all'età sua poco convenienti.... Vedete ch'io vi parlo schietta; facciamo senza di lui.

--Sia pur com'ella vuole, signora contessa disse inchinandosi il consigliere.

--Ma!... soggiunse il collega: io spero almeno che il capitale promesso non mancherà.... Ella sa bene gl'impegni che ci siamo addossati.... crescono tutti i dì: il Ritiro non ha guari fondato dalla specchiata carità di lei, ha bisogno di protezione e di soccorso....

--State pur tranquillo, buon padre, che noi non mancheremo al nostro dovere... finchè il Signore ci dà la grazia: disse lentamente la contessa Cunegonda, con un accento che balzò a un tratto dall'albagìa alla compunzione, come il tono musicale dal maggiore al minore.

--A proposito, ripres'ella indi a poco: E che c'è di nuovo del vostro protetto, del giovine chierico che tenete in casa?

--Del mio protetto? rispondeva il padre Apollinare: dica del suo, signora contessa! Io per me, non avrei potuto fargli quel poco di bene che gli fo, senza il sussidio di lei....

--Eh via! la piccola pensione che vi ho fissa per questo, è una vera inezia, non vale il tesoro ch'egli ha trovato in voi....

--Non mi mortifichi, per carità!

--Voi lo sapete, credo bene, consigliere: si spiegò coll'altro, a lui rivolgendosi. Il nostro buon padre, che Dio ce lo conservi sempre, si trova in un mar d'affari e d'angustie; è naturale, vorrebbe fare il bene per tutti. Ora ha pensato ch'egli avrebbe bisogno d'un segretario, d'una persona di confidenza, fatta a suo modo, di quelle che raramente si trovano; il caso gli mise proprio innanzi, alcun tempo fa, un giovine che promette bene di sè, che può e deve riuscire; questo giovine è povero, egli lo tirò con sè, e pensa a dargli un avvenire; io, com'è giusto, supplisco con quella pensioncella di che vi diceva; e così si fa due beni in uno.

--Qualche cosa ne sapeva, rispose il consigliere; ma mi consolo sempre, ogni volta che sento parlar d'una buona azione.

--Le dirò, signora contessa, prese allora la parola il padre Apollinare, che nella famiglia di quel giovine c'è ancora del bene a fare. È una di quelle famiglie, e so quel che dico, le quali, al pari di mille e mille del popolo, cominciano pur troppo a sentire in sè una specie di marasmo, di dissoluzione morale, che sono il frutto di certe dottrine sovvertitrici, spaventose, diffuse da più di un mezzo secolo per tutta Europa; zizzania sociale che va pigliando ogni dì più terreno e radice. Coloro che si sagrificano alla conservazione delle potestà costituite; coloro che posero le inconcusse incontrovertibili batterie dell'ordine contro le bande infellonite del moderno progresso, hanno combattuto e combatteranno.... Essi sanno che bisogna prevedere e provvedere....

La dama e il consigliere pendevano in estatico atteggiamento dalle parole pioventi, come rivi di mele, da quell'autorevole campion del partito dell'inerzia; e l'una scrollando la cuffia piramidale, l'altro l'incipriato cucuzzolo, ne accompagnavano le cadenze, a battuta.

--Ma per combattere che si faccia, seguitava vieppiù rinfiammandosi il padre, il nemico non si stanca e trova sempre armi ed offese. Molto avanza ancora del lievito infernale che bulicò sì fattamente sul finir del secolo passato: tutto ciò ch'era perduto non è riconquistato ancora.... il male sussiste; e guai, se ingangrenisce!... E per non dilungarmi in così trista via, eccovene in piccolo nella famiglia della quale si parlava, un palmare esempio. Un vecchio militare, mezzo rinnegato, amico del padre defunto, vuol governarla a suo capriccio: già ha guasto il cervello al maggiore de' figliuoli, un capo scarico da cui non si può cavarne nulla; per fortuna del cielo, si fu a tempo di salvare il minore, quel giovinetto del quale la degnissima signora contessa degna prendersi pensiero.... Ma non ci volle poco a venirne a fine, e per un filo quell'avanzo di giacobino non rovesciò tutto! Nè basta: c'è una figliuola, la quale tocca appunto l'età pericolosa; e in mezzo a una madre debole, a uno sventato fratello, a un vecchio peccatore, non c'è a garantire uno spillo per l'onestà sua. Ma noi non ci stancheremo nell'opera buona, noi veglieremo nell'ora che il leone rugge; non è vero, signora contessa?... Ricordiamoci quello ch'è stato detto.... Noi pure dobbiam essere pescatori d'uomini.

--Veramente, ora si tratterebbe di pescare una donna: non potè tenersi dai dire il consiglier Zebedia, il quale, con tutto il suo zelo e sussiego, nutriva certa predilezione per i motti piccanti e le freddure.

Rise, muta, a fior di labbra, la dama; il padre tacque e si fe' serio.

--Oh! ad altre cose e più importanti, soggiunse allora la contessa; passiamo, se non vi dà incomodo, nel mio gabinetto di studio, signori, e vi mostrerò il risultato delle corrispondenze di qui e di fuori, intavolate per il fine che voi sapete, sopra le quali mi bisogna il vostro prudentissimo avviso.

Ciò detto, si levò dal canapè; e attraversando con imperturbata dignità parecchie stanze, seguìta da' suoi due accoliti, il laico e il cherco, disparve ne' recessi del palagio.